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sabato 13 agosto 2011

Cancellato il sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti (SISTRI)

A parole sostengono di voler risolvere il problema dei rifiuti, di voler attuare la totale informatizzazione della pubblica amministrazione e di voler attuare la lotta alla criminalità: nei fatti una norma contenuta nella manovra finanziaria cancella il Sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti.

La tracciabilità dei rifiuti è un obbligo comunitario: l'attuale sistema cartaceo consente frodi e abusi e non è in grado di fornire in tempo reale un quadro della movimentazione dei rifiuti. I dati nazionali disponibili hanno un ritardo di due anni.

 "Gravissima l'inaspettata norma contenuta nella manovra" ha dichiarato lo stesso ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo"  che cancella il Sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti. Un vero e proprio regalo alle ecomafie".
Leonello Negozi

giovedì 4 agosto 2011

VENTO A FAVORE per chi ha il coraggio di cambiare

Dice l’ONU: “L’umanità ha bisogno di una rivoluzione tecnologica, più importante della prima rivoluzione industriale, per evitare una catastrofe planetaria dovuta al cambiamento climatico ed al degrado ambientale.
Nei prossimi anni ci giochiamo il futuro del pianeta.
Saremo capaci di costruire una nuova economia sostenibile e salvare il clima?
E’ una sfida enorme.
Sembra però soffiare un vento a favore di chi ha il coraggio di cambiare. 

Vento a favore per la green economy: crescono nel mondo gli investimenti in tecnologie verdi e innovazione ecologica. Vento a favore per le energie pulite: anche in Italia, nonostante il  governo che rema contro, le rinnovabili crescono a vista d'occhio.

Vento a favore per nuovi stili di vita, un'idea di benessere più sobria e intelligente.

E c’è un vento a favore, in Italia, per la voglia di cambiamento.
I risultati delle amministrative e dei referendum parlano di un forte risveglio civile, fanno intravedere la fine della orrenda stagione berlusconiana. Ci sarà da ricostruire il paese. Scommettendo sull'ambiente e sulla green economy come nuova frontiera di sviluppo.  Ora più che mai serve il coraggio dei riformisti. Una politica fatta di concretezza e visione del futuro. Un PD dal forte profilo ecologista.

Scrive Seneca: “Non c’è vento a favore per il marinaio che non sa dove andare”.
Abbiamo vento a favore,  sappiamo qual è la rotta giusta.
Verso una nuova economia ecologica, un benessere più equamente distribuito, stili di vita rispettosi dell'ambiente.
È la rotta che può consentire al nostro paese - se saprà valorizzare il suo patrimonio di bellezza e civiltà, scommettere sulla nuova rivoluzione industriale legata alla green economy -  di uscire dalla crisi.
E' la nostra idea dell'Italia. La nostra visione di un futuro desiderabile
Fabrizio Vigni 
Presidente nazionale Ecologisti Democratici

venerdì 15 luglio 2011

Manovra, se si vuole lo sviluppo serve fiscalità per l’economia verde

Chi vuole bene all’Italia, di fronte agli attacchi sui mercati finanziari, non può che consentire la rapida approvazione della Manovra economica in Parlamento: bene hanno fatto il Pd e le opposizioni. Ma ciò non cancella le gigantesche responsabilità del governo per i danni inferti al paese, né il giudizio negativo su un provvedimento socialmente ingiusto e totalmente privo di politiche per lo sviluppo.

Non si esce dalla trappola micidiale che stringe l’Italia tra debito pubblico e recessione se non si dà impulso ai settori più innovativi e dinamici dell’economia, in primo luogo alla green economy. Da questo punto di vista sarebbe sbagliato colpire in modo indifferenziato, con tagli lineari, le agevolazioni fiscali: bisogna invece intervenire in maniera selettiva. Vi sono agevolazioni fiscali, come ad esempio il 55 per cento di credito di imposta per l’efficienza energetica delle abitazioni, che in questi anni hanno consentito di attivare lavori per oltre 11 miliardi di euro, con effetti virtuosi per le imprese edili e per l’occupazione. Consolidare ed estendere l’uso della fiscalità per promuovere produzioni e consumi ecologici è una condizione per far ripartire l’economia italiana.
Fabrizio Vigni presidente nazionale Ecodem

giovedì 7 luglio 2011

Sì Tav? No Tav?

“Io non ho problemi a stare nello stesso partito con chi come Sergio Chiamparino si è legittimamente più volte dichiarato a favore del nucleare, sostenendo con ciò una posizione largamente minoritaria nel Pd, nel centrosinistra e nel Paese.Non capisco perché chi esprime dubbi o contrarietà, più o meno condivisibili sul progetto del tratto italo-francese della Tav dovrebbe per questo venire estromesso dalla coalizione di centrosinistra.
È quanto dichiara il senatore del PD Roberto Della Seta commentando il documento promosso dall’ex sindaco di Torino.
Ciò che davvero è dirimente per forze politiche alleate – aggiunge Della Seta – è la condanna senza se e senza ma di ogni atto e linguaggio violenti, e questa condanna dopo gli scontri dei giorni scorsi è stata nel centrosinistra unanime.
Il resto è discussione di merito sulla bontà e l’utilità di un’ opera pubblica: è giusto che un partito e anche una coalizione su temi così decidano a maggioranza, è invece del tutto inaccettabile – conclude Della Seta – presentare il sì alla Tav in Valle Susa come una sorta di test del buon riformista.”

venerdì 6 maggio 2011

L'intervista del presidente Gianluca Fioretti su Portobello's

Inutile dire che Fioretti è fervente anti-nuclearista senza se e senza ma, che ai referendum, se non verranno bloccati prima, voterà 4 volte "SI" Rivolgiamo a lui la domanda su quali sono le alternative ai reattori per soddisfare il fabbisogno energetico nel Paese?
«I 30 miliardi di euro destinati alla costruzione di centrali potrebbero essere destinati alla ricerca. La prima cosa concreta da fare sarebbe quella di intervenire sull’efficientamento energetico del patrimonio edilizio pubblico. Questa sarebbe la più grande opera pubblica dal dopoguerra ad oggi, altro che ponte sullo stretto, e ci farebbe risparmiare il 30-40% di energia. Più in generale, penso che lo sviluppo delle energie rinnovabili debba accompagnarsi ad una vera rivoluzione sociale, poiché questo modello di sviluppo ad ogni costo non è più sostenibile».
Molto bello a dirsi. Ma è una strada percorribile?
«Lo è di certo, ma serve un preciso indirizzo politico che questo governo non può dare. Quando mi parlano di alternative concrete, mi viene da sorridere: come se la strada del nucleare fosse realmente percorribile in un Paese come il nostro, che per morfologia, risorse, tempi di attuazione, è quanto di più inadatto alla costruzione di una centrale. Non mi viene in mente un solo posto in Italia che potrebbe essere adatto ad ospitare un reattore. E poi guardiamo alla realtà: qui anche per costruire un ospedale non bastano 7 anni di lavoro: quanti ne servirebbero per una centrale nucleare?».
Non si deve fare l’errore di pensare che il nucleare sia l’unica risorsa energetica pericolosa per la nostra salute. Il nostro territorio, ahinoi, ne sa qualcosa...
«Per questo dico che il discorso energetico deve andare di pari passo con una rivoluzione culturale. Da qui a 50 anni, checché ne dicano i negazionisti, questo pianeta cambierà radicalmente: sempre meno risorse, sempre più persone, sempre più divario. E’ urgente ripensare il nostro modello di sviluppo. E’ urgente capire che la parola “decrescita” non è una bestemmia».

martedì 12 aprile 2011

Il Pd intercetti il vento ecologista

Il grande balzo dei Gruenen tedeschi (verdi), la flessione del Spd, il tracollo dei liberali e l’arretramento del partito della Merkel rappresentano la cifra del risultato elettorale dei due Lander che sono andati al voto pochi giorni fa. Il dato ha una sua importanza per le tendenze elettorali che mette in luce, da una parte le difficoltà serie dei liberali e delle destre, dall’altra la difficoltà e le divisioni della sinistra. Questi orientamenti sembrano manifestarsi anche in altri paesi europei e parlano di un affanno delle grandi “famiglie” politiche e delle forze al governo di fronte alla crisi economica, sociale e diplomatica dell’Europa.


La crescita elettorale dei verdi tedeschi rappresenta un dato significativo su cui la drammatica vicenda di Fukushima ha inciso ma non in maniera determinante, essendo piuttosto il risultato di una lunga pratica d’impegno ecologista e di una percorso politico che ha fatto superare una visione minoritaria, di sola denuncia e di nicchia, rendendo i Gruenen un partito di governo a tutto campo. Il loro pensiero ecologista ha prodotto una nuova visione dell’economia e della politica facendo della sostenibilità dello sviluppo e del sistema energetico e produttivo una proposta di governo per fronteggiare la crisi economica e sociale della Germania.

Anche in altri paesi europei, questo tipo di proposta incontra l’onda crescente sia delle preoccupazioni dell’opinione pubblica sui cambiamenti climatici, sia delle nuove opportunità per la ricerca, l’impresa e l’occupazione che la qualità sociale e ambientale dello sviluppo ha messo in essere.

Da tutto ciò il Pd viene sollecitato a rafforzare il proprio profilo ecologista e le proposte per lo sviluppo sostenibile e la green economy e a lavorare per rendere sempre più chiaro che esse rappresentano l’unica via possibile per il rilancio dell’impresa, della ricerca e dell’occupazione. Tuttavia, non vanno fatti generici parallelismi. Le diversità tra l’esperienza dei verdi italiani e quella dei tedeschi ed europei è notevole, come quella tra il Pd e le forze democratiche e socialdemocratiche europee. In Italia il partito dei verdi ha storicamente coperto un’area culturale e politica importante ma elitaria, forse più di altri ha subìto le conseguenze di una impostazione di sola denuncia.
In Germania invece essi sono da tempo una forza di governo alleata con i socialdemocratici.
Ma anche le forze di sinistra e democratiche italiane hanno operato per superare diffidenze e resistenze e per eliminare ogni contrapposizione tra lavoro e ambiente, tra occupazione e sviluppo sostenibile. Il Pd, infine, è nato raccogliendo le esperienze più avanzate dell’ecologismo italiano e ha collocato nel proprio dna i valori e la cultura ambientalista.
Tuttavia, il tratto ecologista fa fatica ad emergere nel modo d’essere e di agire dei democratici. Come mai? Pur in presenza di una crescita della consapevolezza dei cittadini sull'instabilità climatica e i rischi ambientali, l’azione del Pd rimane ancora insufficiente. In molte realtà abbiamo difficoltà nelle politiche: rifiuti, difesa del suolo, aree verdi, tutela del suolo nelle realtà urbane, mobilità sostenibile, sistema dei controlli ambientali, tutela della biodiversità e degli animali. Le risposte che il Pd ha dato sono giuste ma stentano a diventare partecipazione, aggregazione sociale e governo locale.
Eppure abbiamo fatto scelte giuste e impegnative per l’efficienza energetica, le fonti rinnovabili e contro il nucleare di Berlusconi. Sull'acqua la nostra proposta è valida ma non è conosciuta, come tante altre del Pd.
C’è ancora una scarsa consapevolezza del fatto che ci troviamo dentro l’epoca della rivoluzione “eco industriale” e che questa è la chiave di volta della competitività globale. Con questa consapevolezza andrebbe consolidato ed esteso il buon lavoro in atto, per definire politiche industriali, qualità del sistema produttivo, dell’innovazione, dei prodotti, dell’agricoltura, del turismo e di tanti altri settori economici.
Una attenzione particolare va data al moltiplicarsi di imprese che vedono nella green economy il proprio futuro e con cui dobbiamo allacciare rapporti politici e sostenerle, come abbiamo fatto per chi opera nella nuova filiera delle fonti rinnovabili.
La necessità e lo spazio politico sono grandi e la battaglia referendaria è una imperdibile occasione per far conoscere le nostre proposte e la nostra cultura ecologista. Non dobbiamo essere preoccupati se alcuni partiti tentano di intestarsi l’ecologismo.
Non è questo che offusca il profilo ecologista del Pd.
Semmai ci deve seriamente preoccupare il tipo di concezione e di struttura del partito che c’è e che non gira come dovrebbe: i soggetti del pluralismo interno si considerano in permanente competizione tra di loro, il risultato è che il partito in quanto tale è offuscato, gli incarichi prescindono spesso dalle competenze a causa della “spartizione” correntizia e il ruolo degli organismi dirigenti a tutti i livelli risulta troppo spesso formale e non incisivo. La cosa non va.
Questo modo di praticare il pluralismo è semplicemente dissolvente, perché non potrà mai esserci una singola parte autosufficiente e che possa prescindere dall'unità e dall’autorevolezza dell’insieme. Serve riportare il Pd a unità, plurale, ma unità.
Di questo modo d’essere del Pd l’ecologismo già subisce le conseguenze negative e corre il serio rischio di essere relegato a corrente interna invece di rappresentare una grande e fertile cultura comune, parte del patrimonio genetico del partito.
Sergio Gentili, Coordinatore Forum Politiche ambientali Pd

Rinnovabili, governo emani decreto e ripari il danno

Prima dello scellerato ‘decreto Romani’ sulle rinnovabili l’Italia correva, con risultati inimmaginabili fino a qualche anno fa (quarti nel mondo, nel 2010, per crescita del settore, dietro solo alla Cina, alla Germania e agli Stati Uniti) e stava finalmente crescendo anche la filiera industriale nazionale, con un aumento del 520 per cento in 3 anni per le  tecnologie Made in Italy.
Il decreto ha colpito in modo durissimo proprio il settore che più di ogni altro ha prodotto in questi anni crescita dell’economia, dell’occupazione, dell’innovazione, bloccando i progetti delle famiglie e delle imprese ed i finanziamenti delle banche.

Il governo deve rapidamente, e quanto più possibile, riparare il danno. Il decreto sui nuovi incentivi per il fotovoltaico deve essere emanato accogliendo le proposte ragionevoli avanzate anche delle associazioni del settore: salvaguardare gli investimenti già avviati, nessun tetto annuale ai MW installabili, riduzione graduale delle tariffe sul modello tedesco, sostegno allo sviluppo di industrie italiane produttrici di impianti e tecnologie.
Le rinnovabili sono un investimento sul futuro, non un costo.

Fabrizio Vigni - presidente nazionale Ecologisti Democratici

giovedì 17 febbraio 2011

Rinnovabili: POTREMMO RISPARMIARE OLTRE 3 MILIARDI DI EURO L’ANNO DA SUBITO

 dal blog di FRANCESCO FERRANTE

In questi giorni stiamo discutendo qui in Senato la riforma del meccanismo degli incentivi per le rinnovabili ed è quindi tanto più necessario fornire i dati reali e uscire dai luoghi comuni. La verità è che nel nostro Paese  i costi più gravosi sulle bollette energetiche non sono certo quelli dovuti alle rinnovabili. Gli incentivi per le rinnovabili pesano infatti per meno della metà del totale degli oneri di sistema: nel 2010 circa 2,7 miliardi su un totale di oltre 5,8 miliardi di euro.” Lo dichiara il senatore Francesco Ferrante, responsabile per il Pd delle politiche relative ai cambiamenti climatici, intervenuto oggi al convegno ‘Verità solare – i numeri del fotovoltaico in Italia’.
E’ quindi ora di fare un po’ di pulizia e liberare le nostre bollette elettriche da oneri che risultano del tutto impropri. Innanzitutto – continua Ferrante -  risulta incomprensibile, come più volte ha denunciato Autorità per l’energia elettrica e il gas, il motivo per il quale su tali oneri i consumatori elettrici che ne sostengono il peso debbano pagarci anche l’IVA come se acquistassero un bene o un servizio: un miliardo nel 2010 indebitamente incamerato dallo Stato ai danni di imprese e famiglie. Tra gli oltre 3 miliardi di euro non destinati alle rinnovabili che hanno gravato sulle bollette elettriche degli italiani nel 2010 vi sono ben 285 milioni che sono destinati all’eredità nucleare; oltre 1,2 miliardi di euro per il famigerato CIP6, che, seppur in esaurimento, ancora nel 2010 incentivava le cosiddette assimilate, un incentivo al fossile in verità. Inoltre sono da conteggiare le agevolazioni che riguardano le  Ferrovie dello Stato, e che lo scorso anno ammontavano a 355 milioni di euro. Tutti oneri, questi, che più correttamente dovrebbero essere sostenuti dalla fiscalità generale, e non in proporzione ai consumi elettrici.
“Ci sono poi – aggiunge il senatore Pd -  644 milioni di euro che i produttori di energia elettrica da fonti fossili, obbligati per legge ad acquistare Certificati Verdi, attualmente scaricano impropriamente sulle bollette dei consumatori eludendo in tal modo la ratio del meccanismo che dovrebbe invece tradursi in una riduzione degli utili per il produttore che non fa sufficiente ricorso a fonti rinnovabili. Per quanto riguarda gli incentivi alle rinnovabili, invece, sono gli unici oneri che dovrebbero correttamente rimanere in bolletta: è la stessa Commissione Europea che sostiene che è essenziale che tali costi siano «fuori bilancio», cioè sopportati dai consumatori di energia piuttosto che dalla fiscalità,  in modo da evitare le tipiche interruzioni «stop-start» ogni qual volta i bilanci degli stati diventano più vincolati”.
“Insomma, i numeri reali ci dicono che incentivare le rinnovabili non solo è utile per promuovere un nuovo sviluppo e nuova occupazione, non solo è indispensabile per la salvezza del Pianeta, ma è anche economicamente sostenibile come d’altronde è dimostrato dalla storia di tutti i Paesi europei che hanno scelto questa strada da tempo e con successo, serve però – conclude Ferrante -  rigore nel concedere gli incentivi solo alle fonti e agli impianti che ne hanno bisogno e “pulire” le bollette elettriche da tutte quelle voci che le rendono inutilmente pesanti.”




Oneri in bolletta in milioni di euro (2010).
1)      Rinnovabili    (69% della componente A3)                  2.756
          di cui  940 (34%) Certificati Verdi ritirati dal GSE
                    826 (30%) Fotovoltaico
                    777 (28%) Cip6 (effettivamente rinnovabili)
                    213 (8%) tariffa omnicomprensiva 
2)     Non rinnovabili                                                            3.052
 
        di cui 1.214 (31% della componente A3) Assimilate
                     355 Agevolazioni tariffarie per le Ferrovie (A4)
                      285 Oneri nucleari  (A2 + MCT)
                         60 Finanziamento attività di ricerca (A5)
                          70 Integrazioni tariffarie per isole minori (UC4)
                          70 Bonus elettrico (As)
                           30 Efficienza energetica     (UC7) 
                        968  IVA sul totale degli oneri
TOTALE GENERALE                                                       5.808              
 
LEGENDA
- Incentivi alla produzione di energia da fonti rinnovabili e assimilate (A3)
Copre gli incentivi allo sviluppo delle fonti rinnovabili (incentivi agli impianti fotovoltaici, ritiro dei certificati verdi in eccesso da parte del GSE, tariffa omnicomprensiva per le biomasse), nonché il famigerato sistema del Cip 6 che serve per incentivare soprattutto le cosiddette fonti assimilate, sostanzialmente un incentivo alle fonti fossili che, nonostante sia in esaurimento grazie alla stop stabilito dalla finanziaria del 2007, nel 2010 pesava ancora per 1,2 miliardi di euro.
 - Finanziamenti regimi tariffari speciali (A4)
Ad oggi queste agevolazioni riguardano esclusivamente le  Ferrovie dello Stato.
- Smantellamento centrali nucleari e chiusura del ciclo del combustibile (A2)
Sono i  costi per lo smantellamento (decommissioning) delle centrali elettronucleari dismesse (Latina, Trino Vercellese, Caorso e Garigliano),  per la chiusura del ciclo del combustibile nucleare (riprocessamento all’estero del combustibile nucleare irraggiato)
- Finanziamento delle compensazioni territoriali per lo smantellamento delle centrali nucleari (MCT)
Queste voce è destinata a finanziare le misure territoriali stabilite per legge a favore dei siti che ospitano centrali nucleari e impianti del ciclo del combustibile nucleare 
Finanziamento delle attività di ricerca e sviluppo (A5)
Sono i costi per l’attuazione del programma nazionale di ricerca e sviluppo di interesse generale per il sistema elettrico nazionale.
 


- Copertura delle integrazioni tariffarie alle imprese elettriche minori (isole minori e altri, UC4)
Per legge sono previste particolari agevolazioni tariffarie a  favore di 14  piccole aziende elettriche  che producono elettricità sulle isole minori (in modo da  tenere conto delle particolari difficoltà e dei maggiori costi di produzione sulle piccole isole).
- Copertura del bonus elettrico (As)
Per poter finanziare il bonus elettrico per le famiglie disagiate e i malati che necessitino di apparecchiature salvavita, è stata introdotta la componente tariffaria As applicata su tutti i clienti elettrici 

- Copertura degli oneri derivanti da misure ed interventi per la promozione dell’efficienza energetica negli usi finali di energia elettrica (UC7)
Questa voce è destinata a finanziare gli oneri derivanti dalle promozione dell’efficienza energetica negli usi finali di energia elettrica non coperti dal gettito derivante dall’applicazione dei corrispettivi per prelievi di energia reattiva.

lunedì 1 novembre 2010

Il nucleare conviene?

Per l’ufficio del budget del Congresso Usa la stima del costo per il nucleare è di 73 $/MWh, per il gas è di 58 $/MWh e per il carbone ed 56 $/MWh.
Per la House of the Lords britannica il nucleare 90 $/MWh (il 10% in più di gas e carbone).
Per il Massachussets Institute of Technology  il costo per il nucleare è di 84 $/MWh contro i circa 60 $/MWh di gas e carbone.
Essendo previsioni le cifre non sono coincidenti ma tutte concordano nel ritenere il nucleare più costoso.
Leonello Negozi

venerdì 22 ottobre 2010

La Risorsa Rifiuto. Una presa di posizione.

Trascorrono i mesi, gli anni, ma la situazione non si sposta, non cambia, anzi. Le cronache devastanti provenienti dalla Campania, con la vita di migliaia di cittadini (colpevoli solo di cercare di vivere una vita civile) avvelenata da montagne di rifiuti e nuovi catini/discariche aperti dalla Polizia e presidiati dall’esercito, esigono doverosamente una riflessione, una considerazione e una forte presa di posizione.

Da ASSOCIAZIONE DEI COMUNI VIRTUOSI

martedì 12 ottobre 2010

Rimbocchiamoci il nucleare di Emilio D'Alessio

Su sollecitazione di Ignazio Marino e Sandro Gozi avevo scritto e presentato come primo firmatario un ordine del giorno sull'energia nucleare per l'assemblea nazionale del PD di venerdì scorso. L'ordine del giorno è stato sottoscritto da 50 delegati nazionali ed è stato regolarmente presentato, assieme a quelli sul testamento biologico e le unioni civili.
Sabato mattina la direzione dell'assemblea ha chiesto di ritirare i tre OdG, con la motivazione che sarebbero stati fatti propri nella relazione conclusiva del segretario Bersani. Ma così non è stato.
Sulla stampa non se ne è parlato granché. Ne hanno scritto l'Unità, il Riformista e il Manifesto. La storia però è triste e sgradevole, perché davanti a scelte nette il PD ancora una volta preferisce rinviare, annacquare.

Il testo integrale dell'ordine del giorno sul suo blog:
http://www.dalessio.eu/

venerdì 8 ottobre 2010

Assemblea nazionale PD: dichiarazione di Fabrizio Vigni presidente nazionale Ecodem

Dalla Assemblea nazionale del Partito Democratico ci aspettiamo scelte chiare su alcuni punti essenziali del programma. Già nella precedente assemblea, con l'approvazione del documento sulla Green Economy, si è messo un primo importante pilastro per la costruzione di un progetto per l'Italia, alternativo alla destra, che abbia al centro la sfida ambientale.
Ora è necessario che anche le altre parti del programma siano coerenti con questa impostazione. Alcuni dei documenti che verranno portati in Assemblea, anche grazie al contributo degli Ecologisti Democratici, contengono proposte che vanno nella direzione giusta: l'uso della leva fiscale per orientare l'economia verso l'innovazione ecologica, le politiche per la mobilità sostenibile, la scelta di puntare sulla agricoltura di qualità dicendo no agli Ogm.

giovedì 7 ottobre 2010

La Green Economy può essere un'opportunità per l'occupazione giovanile?

A Fabriano si è svolto nel mese di settembre il talk show “Verde Speranza” – Il possibile cammino di un territorio verso un’economia sostenibile” condotto dal giornalista Luca Pagliari. All'incontro erano presenti realtà aziendali del territorio: Ecoenergy04 con impianti di energia alternativa; General Building Spa con impianti fotovoltaici; Sordi Impianti con il solare termico e sistemi termoidraulici; l’Oleificio Montedoro, con una filiera di produzione sostenibile e Kube Design con l’arredo in cartone, che hanno portato la loro testimonianza imprenditoriale.
E' stato bello constatare come tutti i rappresentanti di queste aziende “green” fossero molto giovani.

Da qui la domanda: la Green Economy può essere un'opportunità per l'occupazione giovanile?
Per un ragazzo italiano è quasi normale non avere un lavoro: oltre un giovane su quattro è infatti disoccupato. Secondo gli ultimi dati dell’Istat, il tasso di disoccupazione giovanile, cioè di coloro che hanno un’età compresa tra 15 e 24 anni, è del 26,8%, in aumento rispetto a luglio 2009 (25,7%), ma in diminuzione di 0,6 punti percentuali rispetto a giugno 2010. Se ai giovani va male, non va meglio al resto della popolazione: a luglio il tasso di disoccupazione è stato dell’8,4%, stabile rispetto al mese precedente, ma in aumento dello 0,5% rispetto a luglio 2009. In un anno gli occupati sono diminuiti di 172mila unità. Rispetto a giungo 2010 invece si è registrata una diminuzione di 18mila unità (-0,1%).

Come va invece l'economia “green”?
Un indagine condotto da Legambiente Marche su 8 aziende marchigiane “green”: Energy Resources Srl; FAAM Gruop; Gruppo Loccioni; Brandoni Engineering srl; Brandoni Solare Spa; GI&Holding SpA (Gruppo Ghergo); Sistemi 2000& Proget.Ar.Te Group Srl e SPES Scpa ha dato i seguenti risultati:
  1. Il fatturato del 2009 è risultato più del doppio del fatturato 2005;
  2. Gli occupati totali di queste aziende sono passati da 673 del 2005 a 1.067 del 2009;
  3. L'età media degli occupati 35,8.
Tutto ciò ci fa ben sperare.
Leonello Negozi

mercoledì 29 settembre 2010

Intervista a Fabrizio Vigni presidente nazionale Ecologisti Democratici/2

Il confronto si sposta quindi sui contenuti del programma del PD e del centrosinistra?

Su questo penso che come Ecodem abbiamo molto da dire.
Diciamoci la verità: la cultura politica del Pd non è ancora all’altezza delle sfide del nostro tempo. Qui non è questione di maggioranza o minoranza. E’ una inadeguatezza complessiva. Se siamo dentro un passaggio d’epoca, e lo siamo, non puoi affrontarlo con vecchie ricette. Se siamo dentro la più grande crisi dal 1929, non puoi pensare che sia solo una parentesi, per poi tornare a fare le cose di prima.
Per fare un esempio: come si fa a continuare a parlare di crescita economica come se nulla fosse, senza fare i conti con la necessità di orientare lo sviluppo verso una economia ecologica? E non basta neppure dire ‘torniamo al Lingotto’, perché in questi due anni sono successe cose enormi nel mondo, nel rapporto tra politica ed economia.
Non sono problemi solo del Pd, è l’intera sinistra europea che ancora non trova il bandolo della matassa, idee forti capaci di segnare un’epoca e dare una speranza di futuro. L’ultima idea forte del riformismo è stata il ‘welfare’, poi poco o nulla. Oggi può essere la rivoluzione della green economy, una nuova idea di benessere legata a diversi stili di vita.

L’ultimo sondaggio sulla Germania dà i verdi al 24 per cento, alla pari con l’Spd: non dice nulla, al Pd, un dato come questo?”.

martedì 28 settembre 2010

Intervista a Fabrizio Vigni presidente nazionale Ecologisti Democratici/1

Quale ruolo, secondo te, deve avere l’associazione?

Penso che abbiamo tre compiti:

  1. ridefinire la missione dell’associazione, per farne ancor più un luogo aperto, un punto di riferimento per l’ambientalismo riformista, anche oltre i confini del Pd.

  2. incidere molto di più, con le nostre idee ed il nostro punto di vista, nel confronto interno al partito: il punto di vista unitario di tutti gli Ecologisti democratici. E se per farci ascoltare di più dal Pd dovremo alzare la voce, l’alzeremo. 

  3. lavorare sulle proposte da mettere al centro del programma del Pd e del centrosinistra: le nostre idee per l’Italia”.

martedì 14 settembre 2010

Come superare la crisi economica?

Per fronteggiare la crisi e lavorare per un futuro migliore dobbiamo al tempo stesso agire in due direzioni.
La prima è quella di difendere, nella crisi, le aree più deboli, di impedire che qualcuno rimanga indietro, che la società si strappi.
La seconda è individuare quali sono i terreni, i settori e dunque le scelte concrete che consentono di rilanciare l’economia.
Larga parte di queste scelte incrociano la green economy. Intesa non solo come settori legati alle fonti rinnovabili, al risparmio energetico, alla edilizia di qualità, al trasporto a basso impatto, alle produzioni di beni e merci a minor impatto ambientale. Più in generale una scommessa sull’innovazione, sulla ricerca, sulla conoscenza, sulla qualità, sul legame con la nostra storia e i nostri territori appare la più solida prospettiva per la nostra economia. Questa prospettiva si concilia con la vitalità e versatilità del nostro sistema di piccole e medie imprese.
Leonello Negozi

lunedì 30 agosto 2010

Leonello Negozi alla tavola rotonda sulla GREEN ITALY - Una nuova fase di sviluppo dei sistemi produttivi e dell'occupazione

A nome degli Ecologisti Democratici voglio per primo ringraziare per primo il PD di Jesi per averci concesso questo spazio all'interno della loro festa.
Gli Ecologisti Democratici sono ormai una presenza significativa in tutto il territorio nazionale ed nei giorni 10-11 e 12 dicembre svolgeremo il nostro 1° congresso nazionale. Congresso nel quale: rifletteremo su come organizzarci e lavorare per mettere al centro della politica italiana l’ambientalismo riformista e come il nostro impegno può affermare nella politica le ragioni dello sviluppo sostenibile. Uno sviluppo che soddisfi i bisogni materiali, culturali e sociali delle persone e delle comunità. Che garantisca i diritti delle future generazioni, senza compromettere l'ambiente, il clima, le risorse naturali del nostro pianeta, anzi valorizzandole come un fattore cruciale del benessere economico e sociale.
Gli Ecologisti Democratici sono anche una presenza nella Vallesina ed è per questo che abbiamo deciso di formalizzare questa presenza attraverso la costituzione di un Circolo. Atto che avverrà formalmente giovedì 9 settembre.
Gli obiettivi principali che ci prefiggiamo nel costituire il Circolo sono:
1°) impegnarci per una politica in cui la qualità ambientale è elemento decisivo per uno sviluppo sociale ed economico fortemente radicato nel territoriale.
2°) formare dei quadri politici, preparati sulle questioni ambientali; capaci di fondare le loro proposte su basi razionali e scientifiche.

Voglio, anche, ringraziare quanti hanno accettato l'invito a partecipare a questa tavola rotonda. Noi abbiamo voluto invitare cittadini, amministratori ed imprenditori che potevano portare la loro esperienza diretta convinti che un po' di futuro per questo nostro paese è già in mezzo a noi e vogliamo mostrarvelo.
In questi ultimi anni è di molto accresciuta la sensibilità nei confronti delle questioni ambientali e questa accresciuta sensibilità cambia i nostri comportamenti, cambia i nostri stili di vita, cambia le nostre scelte nel fare gli acquisti. Basta vedere come si sta adeguando la pubblicità. Cambia anche il modo in cui saranno valutate le scelte fatte dalla politica.
Questi cambiamenti obbligano il mondo imprenditoriale e la classe politica a rinnovarsi. Da qui per la politica la necessità di mettere al centro delle sue scelte le questioni ambientali dando delle risposte concrete.
E' su queste questioni del resto che si constata in Italia il divario più grande tra centrosinistra e centrodestra. Basti pensare alle scelte fatte dal governo Berlusconi: le varie sanatorie dell’abusivismo edilizio; il ritorno al nucleare; il taglio delle risorse per la difesa del suolo; la mancata proroga della detrazione del 55%.
Il centrodestra italiano ha ancora un approccio tradizionale che vede nelle politiche ambientali un lusso da periodi di vacche grasse.
Non è così, basta vedere cosa fanno anche leader del centrodestra come Sarkozy, la Merkel e Cameron.

Ambiente ed economia non sono in contraddizione. La Francia, la Germania e la Gran Bretagna per uscire dalla crisi hanno già avviato politiche industriali di ampio respiro basate sulla sostenibilità ambientale. E negli Stati Uniti l'amministrazione Obama sta promuovendo in questo settore un grande piano d'investimento.
Queste scelte per il clima e l'ambiente che all'inizio possono sembrare un freno allo sviluppo perché introducono vincoli invece finiscono con il portare un vantaggio competitivo a chi le compie. Basta vedere l'esperienza della Germania dove una forte presenza ecologista ha portato a misure ambientali severe che potevano sembravano dei pesi e che invece si sono trasformate in un volano dell'economia, creando nuovi posti di lavoro.
Già da ora, dal punto di vista occupazionale, la green economy ha superato l'industria “tradizionale”. In campo energetico si conta al momento 3,4 milioni di posti di lavoro, superando così i 2,8 milioni dell'industria “tradizionale” mineraria, dell'elettricità, del gas, del cemento, dell’acciaio e del ferro.
A guidare la classifica europea delle professioni verdi in questo momento sono per l'eolico, la Germania, la Spagna e Danimarca e per l'energia solare, la Germania e la Spagna.

Nella strada della green economy un ruolo importante può averlo le amministrazioni locali. Ed è partendo da questa considerazione che rivolgo un accorato invito alle amministrazioni centrosinistra affinché percorrano questa strada.
Se le Regioni sapranno guidare la rivoluzione dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili per fare la propria parte nelle politiche per il clima? Se sapranno sviluppare i servizi pubblici locali come ad esempio i trasporto?
Se le provincie sapranno lavorare per prevenire il dissesto idrogeologico di un Italia che frana e resta sott’acqua, ogni volta che piove un po' più del normale?
Se i comuni sapranno orientare la pianificazione urbanistica verso la riqualificazione e il recupero del patrimonio edilizio ed orientare l’edilizia verso l’efficienza energetica e la sicurezza antisismica?
Se le nostre amministrazioni sapranno fare questo? Entreremo nel cuore degli italiani ed avremo costruito un futuro migliore, più desiderabile, una società più giusta e più coesa.
GLI INVITATI A QUESTA TAVOLA ROTONDA CI PERMETTONO DI GUARDARE AL FUTURO CON UNA SPERANZA BASATA SUI FATTI E DI QUESTO LI RINGRAZIO DI NUOVO.